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“Italiana” è il miglior romanzo italiano del 2021 per i lettori di Robinson-La Repubblica!

2 Ottobre 2022

“Italiana” è il miglior romanzo italiano del 2021! Così hanno stabilito centinaia di giurie diverse di lettori forti (circoli di lettura di 15 lettori ciascuno) che per quattro mesi sono partiti da 850 romanzi per arrivare a uno. Io sono felicissimo. “Italiana” è un romanzo ambizioso nei temi (tocca un [...]

A parlare della corsa insieme a Linus

20 Settembre 2022

Qualche giorno fa con Linus abbiamo parlato della corsa. Io senza corsa e senza lunghe camminate credo non riuscirei a scrivere, devo ossigenare, per questo amo la dimensione del viaggio, e quella della corsa appunto. Correndo si sente (solo) il corpo, lo si conduce allo stremo, lo si guida in [...]

“Italiana” in Ungheria

8 Agosto 2022

Buona fortuna a #Italiana in Ungheria. Chissà se finirà tra le mani di Orban e i suoi seguaci e insinuerà il dubbio che i popoli non siano monoliti ideali ma stratificate complessità. Buon viaggio a Maria e Pietro a quelle latitudini. ✨

Un confronto con Roberto Saviano, su L’Espresso

11 Luglio 2022

Roberto per me è innanzitutto un amico. Con lui negli anni credo sia capitato di parlare di tutto, spesso di cose che pubblicamente non si possono condividere, spesso invece tra noi abbiamo condiviso momenti in cui ci sentivamo sopraffatti dallo sconforto, o anche dalla gioia. Adesso abbiamo fatto questa chiacchierata [...]

Una lunga chiacchierata con George Saunders

28 Giugno 2022

“Immagino che i nostri grandi scrittori offrano un’imitazione di ciò che Dio potrebbe pensare di noi.” Ho fatto una lunga chiacchierata con uno dei più grandi scrittori viventi, George Saunders, e gli ho chiesto alcune cose che avrei voluto chiedere a uno dei più grandi scrittori viventi. Su L'Espresso

Il ragazzo contro la guerra!

21 Maggio 2022

Ho scritto un libro pensando ai ragazzi, esce il 24 maggio ma l’ho presentato in anteprima al Salone del libro di Torino. E' un libro su Gino, Gino Strada. E' la storia della sua vita ed è la storia dell'incredibile viaggio a dorso di cavallo e di mulo per scavalcare [...]

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Un piccolo commento sui ragazzi che si tolgono la vita perché la loro non corrisponde all'immagine che si sono costruiti o che qualcuno ha costruito per loro.

La vita non può diventare perenne sfida https://www.quotidiano.net/cronaca/la-vita-non-puo-diventare-perenne-sfida-1.8343249

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Un piccolo commento oggi su Quotidiano Nazionale sui ragazzi che si tolgono la vita perché la loro non corrisponde all'immagine che si sono costruiti o che qualcuno ha costruito per loro.Il fiocco rosso in casa, il ristorante prenotato, il viaggio per premiare la laurea. Immagino Riccardo, come deve essersi sentito, non solo il giorno prima della discussione della tesi che non c’era, ma tutti gli anni del corso di studi. Come deve avere convissuto con un ospite sempre più insopportabile, un’ombra che gli ricordava che avrebbe dovuto essere chi non era, la distanza tra la vita reale in cui era riuscito a dare solo qualche esame e le aspettative dei genitori pronti a premiarlo per aver esaudito (almeno per il momento) le loro proiezioni sulla sua vita. La povera mamma oggi dice di sentirsi in colpa per non aver capito che Riccardo “indossava una maschera” per non deluderli. Di recente sono stato in Corea, dove il tasso di suicidi tra i giovani è da anni il più alto dell’area Ocse: circa cinquanta al giorno, un numero impressionante. Dopo l’ondata che ha investito anche giovanissime star del cinema e della musica è nato un dibattito non pubblico (il suicidio è tabù) ma accademico. L’opinione è che c’è una correlazione tra l’impressionante crescita economica degli ultimi cinquant’anni, l’elevatissima competitività che ha generato e l’infelicità. Viene in mente il discorso del ‘68 di Kennedy sul rapporto tra Pil e felicità: “Non troveremo mai un fine per la nazione, né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico. Il Pil misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”. La felicità, o uno dei suoi sfuggenti volti, forse allora risiede nell’infischiarsene di un’immagine sociale prefabbricata: il buon lavoro, il benessere, una pioggia di like sui social. Forse risiede soltanto nell’accettare chi siamo, con tutti i nostri limiti. E nel cucire le aspettative sulle fragilità di coloro che generiamo. Suona molto semplice, lo so. Eppure funziona. ...
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