Qualche sera fa a Siracusa “Il fiore delle illusioni” ha vinto il Premio Vittorini. ✨
È una specie di cerchio che si chiude attorno a questo romanzo che come titolo di lavorazione (che compare anche sul contratto di edizione) aveva “Vincitori e no” — esplicito riferimento proprio a Vittorini. Vittorini, in molti momenti della vita, per me è stato quello che si dice un faro. Grazie a lui in “Americana” conobbi per la prima volta John Fante e Faulkner (tradotto da Montale e da lui) e mi si aprì un mondo, ma soprattutto “Uomini e no” e “Conversazione in Sicilia” mi si incidevano nella carne come la letteratura poteva fare nella realtà. È anche grazie a Vittorini se ho scritto questo romanzo che prova a chiedersi se in Italia sia ancora possibile diventare chi siamo, o se non sia più facile farlo partendo, che osa “mettere in critica” (come diceva lui) alcune strutture, anche quelle culturali (è forse più semplice scrivere – in un libro pubblicato – di mafia che di questo, in un momento in cui il sistema editoriale deve ritrovare il suo coraggio), a confrontarle con il fuoco interiore che brucia dentro due giovani uomini dai sogni opposti.
È stato un piacere condividere il percorso della finale con due bellissimi romanzi, quello di Wanda Marasco, “Di spalle a questo mondo”, e quello di Elisabetta Rasy, “Perduto è questo mare”.
Viva Elio Vittorini.