Giuseppe Catozzella è nato a Milano nel 1976, si è laureato in Filosofia all’Università degli Studi di Milano con una tesi sulla logica nel pensiero di Nietzsche, tesi scritta nella scia del suo maestro Carlo Sini.

Inizialmente ha pubblicato poesie, racconti e reportage su riviste, Nazione Indiana, il IX Quaderno di Poesia da Fare, il sito milanomafia.com, o in antologie. Subito dopo la laurea ha lasciato l’Italia “per il Paese da lei più lontano”, e ha vissuto per lungo tempo in Australia, a Sydney, dove ha svolto molti lavori, anche tra i più umili, insofferente al clima asfittico che l’Italia offriva. Nel suo primo romanzo, Espianti (Transeuropa, 2008) – un viaggio reale e metafisico tra più continenti e dentro ciò in cui l’Occidente ha trasformato il corpo umano, non più entità unica e sacra ma merce di ricambio esso stesso – ci sono molti riferimenti alla sua vita in Australia.

Tornato poi in Italia, ha lavorato per circa dieci anni come consulente editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, e successivamente, per cinque anni, come editor della narrativa italiana di Giangiacomo Feltrinelli Editore, incarico che ha lasciato il 31 dicembre 2015. A lui si deve l’esordio, tra gli altri, di autori come Stefano Valenti e Enrico Ianniello, entrambi poi premiati per il loro primo romanzo con il Premio Campiello Opera prima.

Scrive su La Repubblica, L’Espresso, Vanity Fair e ha scritto, tra gli altri, sull’inserto italiano del Financial Times, su Sette, Granta, Lo Straniero, Il Fatto Quotidiano.

Collabora, anche, in qualità di docente di letteratura italiana e di scrittura creativa, in Italia con la Scuola Holden e negli USA con l’Università di Miami e la Seton Hall University di New York.

Il romanzo-inchiesta Alveare (Rizzoli, 2011; Feltrinelli, 2014) – in cui, mescolando racconto autobiografico, inchiesta, saggistica e fiction, racconta e rivela per la prima volta in maniera dettagliata e letteraria insieme la presenza decennale della ‘ndrangheta nel seno dell’economia e del tessuto sociale della “capitale morale” d’Italia, Milano, e della regione più ricca, la Lombardia – è quello che lo ha fatto conoscere in Italia. Da Alveare sono poi stati tratti molti spettacoli teatrali e il film tv liberamente ispirato e prodotto da Rai Fiction L’assalto.

Nel 2014 ha pubblicato con Feltrinelli il romanzo best seller Non dirmi che hai paura, vincitore del Premio Strega Giovani e finalista al Premio Strega, pubblicato dai più grandi editori in tutto il mondo. Non dirmi che hai paura è stato un caso editoriale che ha venduto 200.000 copie solo in Italia e quasi 500.000 copie nel mondo. Il romanzo narra in prima persona, con la voce della piccola protagonista, le vicende e la storia reale di un’atleta somala, una giovane che, dopo aver partecipato alle Olimpiadi di Pechino del 2008, muore come migrante nel Mar Mediterraneo, nel tentativo di raggiungere l’Italia. Il libro ha avuto un grande successo internazionale di pubblico e di critica, è entrato nei programmi di insegnamento della scuola italiana, divenendo una sorta di classico contemporaneo. In Italia, Goffredo Fofi su Internazionale (periodico) lo ha paragonato a Il buio oltre la siepe (romanzo); Marco Belpoliti su L’Espresso a Se questo è un uomo; Roberto Saviano su La Repubblica (quotidiano) al Diario di Anna Frank; Erri De Luca ne ha salutato l’uscita scrivendo “È questa la narrativa che saluto come finalmente capace di raccontare la più grande epopea del nostro tempo”. Il romanzo, in più paesi del mondo, è diventato un fenomeno sociale a cui sono stati ispirati concerti, spettacoli teatrali, audiolibri in varie lingue[13] [14], mostre d’arte, competizioni sportive, documentari per il cinema e per la tv. A Samia, la sua protagonista, sono stati nominati scuole, centri culturali, campi da corsa, centri sportivi, palestre e addirittura alcune famiglie hanno chiamato con il suo nome le loro neonate. L’ONU nel 2014 ha dedicato alla memoria di Samia, e alla presenza dello scrittore, una corsa nella sua città di origine, Mogadiscio. In lavorazione il progetto di una trasposizione cinematografica della storia dell’atleta somala Saamiya Yusuf Omar.

Il suo ultimo romanzo, uscito a gennaio 2016 per Feltrinelli, è Il grande futuro. Anche questo romanzo è un successo di pubblico e di critica, tradotto in molti paesi, e ha incontrato i consensi di grandi artisti anche di ambiti non strettamente letterari. Il regista premio Oscar Gabriele Salvatores, in una lunga recensione sulle pagine del Corriere della Sera, ha paragonato il romanzo a Siddhartha di Hermann Hesse, e ha scritto “Catozzella mette il dito nella piaga dell’Occidente ma lo fa coraggiosamente, coinvolgendosi anche emotivamente e, per raccontare la sua storia, sceglie l’ottica giusta, l’unica possibile: la «soggettiva» come si dice al cinema”. Anche Jovanotti è stato colpito dal romanzo, e in una lunga recensione pubblicata sul suo sito ha detto “Questo romanzo è una bomba, Catozzella è uno scrittore bravissimo. In questo libro ci racconta una storia, prende il personaggio da piccolo e lo porta fino a quando diventa adulto, e noi lo vediamo che si allontana e ci rimane quel magone bello alla fine dei romanzi belli”. Benedetta Tobagi in una lunga recensione sul quotidiano La Repubblica ha scritto “La storia de ‘Il grande futuro’ ha il sapore di un’antica leggenda. Immergendoci in un mondo ‘altro’, ci aiuta a guardare, con occhi diversi, forse più aperti, alla nostra realtà.” Il critico letterario Gian Paolo Serino ha definito il romanzo “un capolavoro assoluto. Un romanzo così accade una volta ogni 50 anni”. Roberto Saviano ha scritto “‘Il grande futuro’ è un romanzo scritto come leggenda, come una fiaba, ma ha la potenza che soltanto le storie vere possiedono. È questo il potere immenso della letteratura: rendere comprensibile la complessità del mondo in cui viviamo”.

È nella giuria del Premio Strega e del Premio letterario della Resistenza città di Omegna, ed è stato giurato al Festival del cinema di Bologna (Biografilm Festival) e al Festival del cinema di Capalbio.

In seguito alla pubblicazione di Non dirmi che hai paura è stato nominato dalle Nazioni Unite Ambasciatore per l’Agenzia ONU per i Rifugiati (Goodwill Ambassador UNHCR), per “aver fatto conoscere in tutto il mondo la storia di una migrante, e attraverso di lei di tutti i migranti”.

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