Un mio studio sul Vento. Su L’Espresso

Dentro ciò che è reale eppure invisibile, per sua natura o perché costretto dalla violenza, si nasconde sempre una profonda comprensione delle cose. “Ognuno è come è basso o alto il suo cielo, il vento presente o assente” scriveva Gertrude Stein. Sono partito da qui, e dall’influenza fortissima che il tempo atmosferico e il vento hanno su di me, sul mio umore, per mettermi a studiare il vento e la sua potenza invisibile, da cui ha origine tutto, perfino la vita stessa. Il vento è come lo zero, inventato dagli indiani e dagli arabi: non è visibile (e per questo estromesso dalla ragione occidentale, basata sul senso della vista) ma permette l’algebra e quindi la tecnologia, il mondo che abbiamo sotto gli occhi. Nelle etimologie di tutte le lingue, poi, vento e spirito, vento e anima sono la stessa parola: animus, pneuma, rush, ruach. In questi giorni viene ripubblicato dall’editore Odoya un manuale fondamentale sul vento, “Storia del vento” di Lyall Watson. Su L’Espresso in un lungo articolo parlo del vento. Le illustrazioni bellissime sono di Andrea Calisi.

2020-11-09T11:00:27+02:00 9 Novembre 2020|